PAVAROTTI: non solo talento

Dal talento al sacrificio al successo

Pavarotti si distinse per la dote innata nel canto: un talento che non fu l’unico a determinare il suo successo. Davanti a difficoltà, insicurezze ed incertezze, altri fattori giocarono un ruolo fondamentale. Lo racconta durante l’intervista a Renzo Allegri, nel libro “30 storie di successo” da cui ho tratto ispirazione per la categorie del mio blog.

I suoi ingredienti? Talento e passione, sacrificio, tenacia. 

TALENTO e PASSIONE

Lui stesso definisce la sua voce un talento, un “dono di Dio”: non c’erano dubbi.

È stato l’unico ad aver intonato 8 acuti di petto, come un tenore non aveva mai fino ad allora fatto. Famoso in tutto il mondo, il New York Times scrisse di lui: “Dio gli ha baciato le corde vocali”. Dopo i concerti alla Scala e al Metropolitan eseguì la prodezza degli 8 acuti di petto e si guadagnò il titolo del “re degli acuti”.

La passione gli fu trasmessa da suo papà: cantava in chiesa, alle feste con gli amici e accompagnava persino un signore per le serenate alla sua fidanzata. Nonostante ciò, il padre considerava il canto una strada incerta e insicura e fino a 19 anni studiò per diventare insegnante. La mamma, al contrario, gli consigliò di provare a studiare canto e la sorella si astenne dalla decisione. Così dovette decidere da sé: tra il consiglio della madre, la consapevolezza del dono ricevuto da Dio e “la pigrizia” – come confessa nell’intervista- decise di iniziare a studiare.

SACRIFICIO, STUDIO e DILIGENZA

Credeva di affermarsi in poco tempo ma dovette faticare, sacrificare il suo tempo e studiare con rigore e diligenza. Racconta: “Da quando ho intrapreso questa professione non ho mai fatto una vacanza”.

Studiava notte e giorno. Preparava le sue opere in 3-4 anni e per migliorare la sua performance utilizzava l’auto-formazione: si osservava, si riascoltava, cercava gli errori e i difetti e ripeteva il brano finché era perfetto. Ha sofferto per avere vissuto lontano dalla moglie e le figlie ma è felice di avere una famiglia unita che si presentava alle sue opere senza invito.

TENACIA

La tenacia è alla base di quei comportamenti che si ripetono con costanza finché non si ottiene ciò che si desidera: nonostante difficoltà, sacrifici, demoralizzazioni, demotivazioni, rifiuti, errori e fallimenti. Essere tenaci significa persistere in un’azione e resistere a tutto ciò che si frappone tra il presente e il futuro immaginato, pur di raggiungerlo.

Pavarotti è stato tenace: ha lottato contro la demoralizzazione dei primi anni di gavetta e che gli aveva probabilmente provocato un nodulo alla gola e una pausa di 2 anni. Ha studiato in modo costante durante la sua formazione; ha partecipando a concorsi e audizioni per farsi conoscere ed apprezzare.

Ha superato il periodo di crisi durante il quale perse l’interesse per il canto, forse – ipotizza Luciano – a causa del troppo lavoro o della consapevolezza di aver raggiunto i traguardi più importanti.

Ce l’ha fatta per amore della vita, della musica e di se stesso, del suo talento, che ha dovuto coltivare con determinazione e tenacia per svilupparlo e avere successo.

La storia di Pavarotti di insegna ciò che Servegnini ha riassunto in una frase:

Il talento non basta: occorre tenacia. Tra una persona talentuosa senza tenacia e un’altra tenace, ma senza talento, sarà quest’ultima a ottenere i risultati migliori.
(Beppe Severgnini

Qual ‘è il tuo talento? Quali progetti hai in futuro?

Alessandro

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Ricevo Online o a Padova zona Voltabarozzo. Aiuto persone ad uscire da momenti di crisi, imparando a gestire ansie, paure, angosce, panico, ossessioni, pensieri negativi, tornando a viversi la vita, le relazioni, il lavoro. 

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