Ipocondria: quando la paura delle malattie prende il controllo della tua vita

16 Gen 2026 - Valori

Ipocondria: quando la paura delle malattie prende il controllo della tua vita

Come ritrovare serenità con la Terapia Breve Strategica a Padova

L’ipocondria è una paura intensa di avere o poter contrarre una malattia, che si attiva ogni volta che il corpo manda un segnale: un dolore, una sensazione interna, una variazione nei parametri fisici. Ascoltare il proprio corpo è una capacità fondamentale.
Ci permette di capire quando siamo stanchi, sotto stress, affaticati, e di prenderci cura di noi nel modo giusto.

Il problema nasce quando questo ascolto si trasforma in attenzione continua, sospettosa e allarmata fino a sfociare in un disturbo noto come ipocondria, in cui la paura fa paura.

“La paura non impedisce la morte, ma impedisce la vita.”
– Naguib Mahfouz

In questo articolo ti accompagno a capire come funziona l’ipocondria, perché tende a peggiorare nel tempo e come interveniamo con la Terapia Breve Strategica, anche attraverso esempi reali di persone che seguo in studio a Padova.


Quando l’ascolto del corpo perde la sua funzione

In una situazione normale:

  • dopo una corsa senti il fiato corto → ti fermi;
  • hai mal di testa → riposi o prendi un farmaco;
  • sei stanco da giorni → rallenti.

Nel caso dell’ipocondria, invece, la reazione non è proporzionata.
La persona non pensa più: “Cosa posso fare?”
Ma: “E se fosse qualcosa di grave?”.

È come un allarme che scatta anche quando non c’è un incendio: il suono è reale, ma il pericolo no.
E più l’allarme suona, più diventa impossibile ignorarlo. Il corpo, da alleato, diventa un sorvegliato speciale. Tale reazione è tipica di una disturbo d’ansia, così come descritto nel DSM 5 (Manuale Diagnostico dei Disturbi Mentali):

Preoccupazione per la possibilità di avere o contrarre una grave malattia, in assenza di sintomi somatici significativi o con sintomi lievi. L’ansia per la salute è elevata e la persona mette in atto comportamenti eccessivi di controllo o evitamento.

Nell’approccio breve-strategico, come ho scritto in altri articoli del blog, controllo ed evitamento – insieme ad altre – sono tipiche tentate soluzioni che peggiorano il problema. Nell’ipocondria, quali sono?

Le tentate soluzioni che alimentano la paura

Chi soffre di ipocondria non è passivo. Anzi, fa moltissimo per stare meglio.
Il problema è che ciò che fa finisce per peggiorare la situazione.

1. Controllo e iper-ascolto

Il corpo viene monitorato costantemente.
Ogni minima variazione viene notata, analizzata, confrontata.

In alcuni casi il controllo diventa fisico:

  • ci si tocca, si preme, si ispeziona;
  • si misurano battito, pressione, temperatura;
  • si cercano segnali che “smentiscano” la paura.

Il paradosso è che più si controlla, più il corpo risponde e la persona perde il controllo agitandosi sempre di più.

“Ciò a cui resisti, persiste.”
Carl Gustav Jung

Il sistema nervoso resta in allerta costante e la sensibilità aumenta, anziché diminuire.


2. Ricerca di rassicurazioni

Per calmarsi, la persona chiede conferme:

  • ai familiari;
  • ai medici;
  • agli specialisti;
  • a Chat GPT o “Dottor Google”(come lo definisce Giorgio Nardone).

La rassicurazione funziona come una stampella: all’inizio aiuta, ma col tempo impedisce di camminare da soli. La persona perde fiducia nel proprio giudizio corporeo e diventa sempre più dipendente dall’esterno, incapace di badare a se stessa.

E quando arriva una risposta negativa (“non c’è nulla” – “gli esami sono neativi signora, lei non ha niente”), spesso subentra il dubbio:
“E se si fossero sbagliati?”


3. Evitamento

Per paura dei sintomi, si evitano:

  • sport, sforzi fisici;
  • sesso, viaggi, certi cibi;
  • situazioni che “potrebbero far male”.

La vita si restringe progressivamente.
È come costruire una gabbia per sentirsi al sicuro e poi scoprire di non riuscire più a uscire. L’evitamento non riduce la paura ma l’aumenta.


Ipocondria o patofobia? Una distinzione importante

È fondamentale distinguere tra:

  • Ipocondria: paura migrante, i sintomi cambiano nel tempo;
  • Patofobia: paura focalizzata su una malattia o un organo specifico (cuore, cervello, ecc.).

Questa distinzione è cruciale perché richiede interventi diversi, come spiegato anche in
👉 Disturbo ossessivo compulsivo: la logica che ti intrappola.


L’obiettivo della Terapia Breve Strategica

Nel lavoro breve-strategico non si cerca di rassicurare, ma di cambiare il modo in cui la persona ascolta il proprio corpo.

L’obiettivo è trasformare:

  • un ascolto disordinato e allarmistico
    in
  • un ascolto ordinato, regolato e funzionale.

La persona sviluppa quello che chiamiamo “il medico interiore”:
la capacità di valutare il proprio stato, agire in modo proporzionato ai sintomi e tornare a fidarsi del corpo.

“Non sono le cose in sé a turbarci, ma le opinioni che abbiamo su di esse.”
– Epitteto


Una testimonianza reale

Una paziente, dopo circa 45 mesi di percorso, mi ha detto:

“Ora sento il corpo in modo diverso. Anche quando compare un dolore, non mi allarmo subito.
Spesso passa da solo. Vivo più serena, esco con gli amici, lavoro meglio.
Mi sento di nuovo libera.”


Conclusione

L’ipocondria non è fragilità. È un tentativo di protezione che, col tempo, diventa una prigione.

Quando impari ad ascoltarti nel modo giusto,
la paura perde potere e il corpo torna a essere una risorsa.

Se senti che la paura delle malattie sta limitando la tua vita,
puoi iniziare a fare chiarezza con un primo colloquio, anche online o in studio a Padova.


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Dott. Alessandro Conforti Di Lorenzo Psicologo Breve-Strategico.
Ricevo Online o a Padova zona Voltabarozzo, via del Cristo, 54 – Aiuto persone ad uscire da momenti di crisi, imparando a gestire ansie, paure, angosce, panico, ossessioni, pensieri negativi, tornando a viversi la vita, le relazioni, il lavoro. Leggi le recensioni cliccando qui. Prenota subito un colloquio via mail info@alessandro-conforti.it o via WhatsApp al +393283489136


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