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AperINciters a Padova: networking per confrontarsi, riflessioni per realizzarsi.

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Spunti & Risorse

Aperitivo diverso quando vuoi che il mondo sia diverso

Lo scorso hanno ho passato un periodo di grande crisi personale e professionale.
Nel bel mezzo dei miei 30 anni, mi ritrovavo senza entusiasmanti prospettive lavorative e personali

Dopo 10 anni all’Università e tante esperienze extra universitarie in ambito socio-culturale, mi ritrovavo a sapere tante cose, senza però essere particolarmente bravo in un settore specifico.

Almeno così credevo: ero pieno di credenze e convinzioni di incapacità che mi assalgono quando sono in un periodo “buio”, di confusione e dove la luce del tunnel è lontana.

Pensavo a mio padre che alla mia età aveva già 2 figli e uno studio tutto suo.
Pensavo ad alcuni miei compagni di Università, “già sistemati” – si direbbe a Bari e forse altrove. Avevano un lavoro, qualcuno un figlio e una casa.

Anche io avevo un lavoro, durava da 2 anni, in una cooperativa di professionisti con cui mi trovavo molto bene: condividevo valori, metodi di lavoro, visioni e missioni.
Lavoravo in centri di accoglienza per migranti: un lavoro dignitoso, in linea con i miei principi dell’aiutare il prossimo per la propria integrazione, crescita, realizzazione e felicità. In linea con i miei valori della solidarietà e l’altruismo.

Un lavoro arrivato subito dopo la laurea, in grado di soddisfare la mia voglia di essere totalmente autonomo economicamente.

Questo era il mio obiettivo nel lontano 2014: acquisire indipendenza economica.
E ce l’avevo fatta!

Lo stesso obiettivo che, poco dopo, mi è costato caro, perché mi sono accorto di avere uno stipendio in grado di sostenermi economicamente ma non di rendermi soddisfatto e realizzato.

Cosa mi rende veramente soddisfatto e realizzato”? – mi chiedevo.
Questo è quello che voglio?”- mi ripetevo.
E ho provato a rispondermi, definendo i miei scopi, la mia visione.

Mi sento realizzato quando svolgo un lavoro in cui le mie competenze riescono a dare valore a chi ho di fronte: cioè benessere, salute, felicità, divertimento.
Mi piace vedere le persone soddisfazione e felici mentre costruiscono una vita con le proprie mani, partendo da sé: pregi e difetti. Mi sento realizzato quando creo una realtà con le mie mani e la vivo con tutto me stesso, senza timore di sbagliare.

Lavorare con i migranti, comportava indossare a priori questi presupposti ma nei ruoli che rivestivo, percepivo limitazioni delle mie capacità e volontà, espressione dei miei scopi.

Iniziavo a percepire l’esigenza di dover fare altro.
Cavolo! Non riuscivo a immaginarmi di fare attività in cui non mi sentivo soddisfatto.

“E cosa faccio?”– paura e dubbi mi attanagliavano.
Ero fermo e dovevo muovermi: non accettavo quest’immobilità, non era da me e dovevo ritornare a riflettere su di me, sperimentarmi e fissarmi obiettivi ambiziosi.
Durante un percorso di Life Coaching, capii che la domanda era sbagliata. Quella giusta era:

“Cosa ho fatto finora che mi ha dato grandi soddisfazioni e che posso trasformare in lavoro?”
Ricostruendo il mio passato, riscoprii le forti emozioni e soddisfazioni ricavate dall’aver organizzato eventi, condotto laboratori formativi e aggregato giovani per la loro realizzazione. Addirittura co-condotto gruppi di promozione della salute, di espressione e empowerment in ospedale psichiatrico.

Erano bei ricordi passati che trovavano conferma nel presente e nella felicità che provavo quando sapevo che alcune persone erano all’apice del successo o avevano ritrovato il proprio benessere, la propria strada, la propria serenità in ambito lavorativo, personale e famigliare, grazie a ci che ero riuscito a fare, nel mio piccolo.
Ad esempio, sto pensando ai Patois Brothers, una giovanissima band invitata al Festival nel 2012 e che ora sta facendo passi da gigante. Oppure ad un’amica che da un laboratorio gratuito nel 2011, ora si ritrova svolgere un lavoro da professionista nell’ambito della formazione. O chi, da un ospedale psichiatrico, sta percorrendo oggi la strada tanto desiderata, realizzando il progetto che insieme avevamo creato durante un lavoratorio.

Però, sempre più dubbi mi assalivano: “Forse è passato troppo tempo. Forse non è quello che voglio adesso. Forse ora non sono più capace di farlo. Cosa fare?”.

Il confronto con l’esperienza e gli Altri: test numero 1.

Come ogni percorso di Life Coaching che si onora, l’esperienza, l’esercizio e il confronto con gli altri sono tra i migliori test in grado di confermare o meno le tue ipotesi sul mondo grigio-nero che vedi in alcuni difficili momenti della vita.

Dunque, in occasione del secondo Aperinciters, a novembre scorso, la mia Life Coach mi invitò a fare un test: lei era tra le organizzatrici e mi propose di occuparmi di una buona parte dell’aperitivo.

Mi occupai della logistica, spazi, promozione e soprattutto della parte di team building, cioè costruzione e aggregazione del gruppo durante l’evento.
Il mio compito era di creare dei giochi per perseguire l’obiettivo dell’aperitivo: cioè creare reti e relazioni tra i partecipanti, per la loro realizzazione personale.

Così, non solo avrei testato le mie capacità di aggregazione e costruzione di un gruppo ma avrei anche rivissuto quelle forti emozioni provate in passato in eventi simili e conosciuto gente con cui confrontarmi sui miei dubbi, percorso e progetti futuri. Fantastico, no?

E fu proprio così: una bellissima esperienza. Mi confrontai con la progettazione e creazione di un evento; con la costruzione di modalità interattive per far gruppo; parlai con persone che erano nella mia stessa situazione di cambiamento e ne conobbi altre.

Tornai a casa, sono sincero, con tanti tanti pensieri che mi fecero sprofondare in uno stato di lunga riflessione, a tratti spiacevole poiché il confronto con una persona in particolare, mi aveva fatto percepire piccolo piccolo e indifeso.

Però, tutto il resto giocò a mio favore.
Quelle persone lì, le ho rincontrate in futuro: da alcune ho ricevuto consigli preziosi per lo sviluppo della mia attività da libero professionista e da altri ho ricevuto proposte di collaborazione in progetti lavorativi, ahimè, non ancora avviati.

L’esperienza di conduzione del gruppo, fu altrettanto nutriente: ho rivissuto le belle emozioni che si provano quando fai una cosa che ti piace; ho provato la piacevole sensazione del “tempo che vola” quando sei nel giusto flusso; sono rimasto stupito dall’immagine che gli altri avevano di me, nettamente differente dalla mia, in meglio.
Non solo: infine, ero deluso da alcune aspettative che avevo su di me ed ero sconcertato e scoraggiato da alcuni errori che avevo commesso durante la serata.
Carote e bastoni, insomma.

Quelle ore di confronto con l’altro-diverso-da-me, durante l’Aperinciters e davanti a una birra, mi posero di fronte a grandi riflessioni, riguardanti me, i miei progetti e i miei cambiamenti.
Da specificare: riflessioni nate dal confronto con gli altri, il networking e con l’esperienza diretta.
Riflessioni che aumentarono la consapevolezza di punti forti e punti deboli su cui investire.
Riflessioni da cui sono partito per affrontare con coraggio, ambizione e intraprendenza il cambiamento che stavo vivendo, tuttora in corso: nel bene e nel male, tra pregi e difetti, tra fallimenti e successi.

Riflessioni che mi hanno avvicinato a Incitement Italy, un’Associazione di Promozione Sociale grazie alla quale sto facendo continue esperienze relazionali, formative e organizzative, con una missione condivisa: realizzare i talenti di giovani imprenditori e supportarli nella realizzazione dei propri progetti di vita.

Il 18 dicembre, appunto, c’è il 3° Aperinciters, l’evento informale per mettere in rete giovani professionisti italiani, per conoscersi ed evolvere insieme.
Potrebbe essere un’occasione anche per te. Che ne dici?
Trovi qui l’evento facebook > http://bit.ly/2BpNJj3.

Buon networking

Alessandro

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