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CREARSI UN LAVORO: come farlo nella musica? L’intervista a Giovanni.

1 Set 2020 - Spunti & Risorse

CREARSI UN LAVORO: come farlo nella musica? L’intervista a Giovanni.

Pare che con la musica non ci sia possibilità di lavorare. Sarà così? Vediamo qualche spunto per trasformare le capacità musicali e artistiche in un lavoro, in ottica di auto-imprenditoria. Ne parliamo con Giovanni Perin, musicista. (Testo tratto e riadattato dall’intervista pubblicata sul mio canale Youtube, prima del covid-19.)

Domande:

  • Di cosa ti occupi?
  • Quali difficoltà hai trovato nella musica live?
  • Ci sono dei vantaggi nello specializzarsi in un ambito?
  • Immaginiamo un gruppo sulla “cresta dell’onda”: quanto può durare questo successo?
  • La tua esperienza da insegnante, come influisce a livello creativo sull’attività di produzione musicale?

Di cosa ti occupi Giovanni?

Sono un vibrafonista, insegnante di strumenti a percussione e mi occupo principalmente di musica jazz. Il campo musicale ha delle difficoltà e non è semplice guadagnare con la musica. È necessario differenziare la propria offerta di servizi in modo da avere introiti da diverse attività.

Insegno al conservatorio e al liceo musicale di Padova, poi tengo delle master class di improvvisazione e vibrafono e marimba jazz presso i conservatori. Faccio anche delle sessioni di registrazione come session man per cui la gente mi chiama e io gli registro delle parti che poi possono essere mandate in tutto il mondo comodamente da casa. Con le nuove tecnologie è molto più facile registrare, ovviamente all’inizio c’è una spesa per materiale audio però poi ritornano.

Quali sono state le difficoltà che hai trovato nell’ambito della musica live?

Nei live suono la mia musica e non cover band, sono abbastanza fermo su questo punto. Non volendo scendere a compromessi ho fatto questa scelta. Ci sono altri musicisti che, invece di insegnare, suonano nella cover band di Vasco, dei Coldplay o di altri. Adesso soprattutto in Italia, le cover band vanno più della musica originale. Io suono uno strumento molto particolare per cui all’inizio può essere sia un vantaggio perché siamo in pochi ma uno svantaggio perché i locali e la gente sono abituati a ragionare su dei canoni standard tipo chitarra, piano, basso e batteria. Una delle paure bloccanti è rendersi conto che quello che si offre è un prodotto di nicchia.

Secondo te, ci sono dei vantaggi nello specializzarsi in uno specifico ambito?

Viviamo in un’epoca in cui vige la specializzazione in qualsiasi tipo di campo e specializzarsi nel jazz ha dei vantaggi. Tuttavia volendo mantenere un certo tenore di vita senza ridurmi sul lastrico so che devo fare anche delle cose che non mi piacciono. Come le faccio io, le fa qualsiasi altro essere umano, per cui non è sempre tutto rose e fiori.

Poniamo che tu sia un gruppo nella cresta dell’onda, quanto può durare questo successo?

È importante a mio parere provare dei piani alternativi che ti diano anche degli stimoli (quando il successo sarà minore). Certo, a volte è difficile: devi scegliere una strada che non è quella che vorresti (quando sei costretto a farlo).

Io credo che ogni tipo di esperienza apporti informazioni necessarie per stimolare la creatività. Riusciamo ad entrare nel flusso creativo e ad avere maggiori informazioni che ci servono, quando facciamo un’esperienza totalmente diversa (o quasi). È il principio base del metodo di formazione esperienziale. Allora io mi chiedo e concludiamo con questa domanda, la tua esperienza da insegnante come influisce a livello creativo? Che informazioni in più ti dà per la tua attività creativa live?

Nell’insegnamento sei attorniato da musica e musicisti, ti metti in discussione continuamente. Dai ragazzi arrivano degli stimoli creativi di idee, ad esempio di nuove tecnologie che magari io non ho ancora preso in considerazione. Da loro mi arrivano anche tante idee per quanto riguarda la parte digitale che è più moderna e che io riesco a seguire fino a un certo punto perché la mia testa ragiona diversamente rispetto a una di venti anni. Detto ciò, l’insegnamento presuppone tanta energia per cui è ovvio che bisogna calibrare bene l’energia che si dà nell’insegnamento per non privarne poi all’ambito live.

È importante l’aspetto della produzione perché ormai gente che ha musica bella e che suona bene ce n’è veramente un sacco. Per cui nell’aspetto della produzione, il “come si fa pubblicità” fa la differenza. Oramai, soprattutto per gli ambiti delle nicchie, è tutto auto-prodotto.

È importante essere molto sinceri con se stessi, cioè io ho finito il mio diploma a Berlino e già suonavo e ho detto “Ok di quanto ho bisogno al mese per vivere una vita decente? Ho bisogno di X benissimo: come arrivo a fare questo x? E da la ti devi ingegnare. Bisogna vivere nella realtà non nei sogni del fare l’artista.

Ci sono mille soluzioni

Grazie mille buona continuazione e buona musica.

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