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CREATIVITÀ: come può farci vivere meglio?

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LA CREATIVITÀ AIUTA A TRASFORMARE LE ESPERIENZE

All’inizio di una nuova esperienza si entra a contatto con luoghi, persone e abitudini nuove. Le novità portano spesso con sé crescita ed evoluzione. Altre volte, invece, emozioni e sentimenti negativi: paura, ansia e ci sentiamo soli e indifesi. La creatività, può aiutare a farci vivere meglio, cogliendo ciò che di positivo e costruttivo esiste in una nuova esperienza, trasformandola.

Mi è capitato di iniziare una nuova collaborazione di lavoro fuori città: nuova sveglia alle 5.30, nuova strada, nuovi mezzi di trasporto. Nonostante fossi felice ed entusiasta, spesso mi capitava di vivere una sensazione opposta: la solitudine. Mi sentivo solo quando facevo colazione, quando pedalavo al buio senza il traffico o quando ero in treno. Una solitudine diversa da quando si vive lontano dagli affetti o si perde una persona cara ma per certi versi molto simile. Dentro di me sapevo di essere contento ma al mattino avvertivo una strana solitudine, spesso fastidiosa perché mi abbassava l’umore, il tono e le energie della giornata. Come fare?

Nel gestire le emozioni con Intelligenza Emotiva, possiamo ascoltarle, lasciarle esprimere e fare intenzionalmente qualcosa, mentre aspetto che passino, dando spazio a emozioni migliori (ne ho parlato in un altro articolo sulla tristezza). Oppure si può trasformarle ricorrendo alla creatività:

la creatività è mettere in connessione le cose (Steve Jobs)

Lo diceva Steve Jobs mentre inventava il primo lettore ipod o iphone, mettendo in connessione i bisogni dell’uomo con i vantaggi della tecnologia. Noi, possiamo farlo con le esperienze di vita.

METTERE IN CONNESSIONE

Nella strada tra casa e stazione ho iniziato ad ascoltare, guardare e sentire ciò che orecchie, occhi e naso coglievano nell’istante: il canto del pettirosso, il panettiere in pausa lavoro, il profumo del pane caldo, la voce di Lucio Battisti da un’autoradio.

Immediatamente ho lasciato da parte emozioni negative: le ho trasformate in qualcosa di positivo, creando connessioni con ricordi del passato e godendomi pensieri ed emozioni del presente. Ho ricordato le passeggiate nei boschi con mio papà e i suoi racconti sul pettirosso solitario che ama svegliarsi presto e cantare in solitudine. Il panettiere mi ha fatto pensare all’importanza di molti lavori notturni, offrono servizi a una società che vive di giorno. Nell’attesa del semaforo verde, ascoltare Lucio Battisti provenire dall’autoradio di un’auto, mi ha fatto sorridere: ho ricordato di quando a 6 anni la cantavo a squarciagola sul divano, sbagliando alcune parole. Poi ho iniziato a cantarla in bici.

In quel preciso istante, mentre attraversavo l’affascinante ponte Tadi, non mi sono più sentivo più solo: avevo trasformato la mia esperienza. Ho creato connessioni tra gli stimoli colti dagli organi sensoriali – occhi, naso e orecchie – e i significati che la mente percettiva attribuiva, elaborando le esperienze, attingendo a ricordi, valori e bisogni.

SENSAZIONE E PERCEZIONE

Ai primi del ‘900 la sensazione fu definita come una somma di stimoli ambientali colte dai 5 sensi dell’uomo. Quando arriva un vento dalla Russia, sento freddo sulla pelle. Se mangio un limone crudo, ho quella fastidiosa sensazione sulla lingua. Le sensazioni sono quasi identiche a tutti gli uomini e vengono colte da specifici recettori del corpo.

La percezione, invece, richiede un’elaborazione mentale dello stimolo sensoriale. Secondo Jerome Bruner, fondatore della psicologia culturale e dei significati:

l’uomo elabora, cioè trasforma gli stimoli ambientali seguendo significati e bisogni personali o culturali.

Durante un esperimento, Bruner, creò due gruppi di bambini suddivisi in ceti sociali di appartenenza: ricchi e poveri. Chiese di attribuire un valore ad alcune monete reali e altre di cartone delle stesse dimensioni. Il compito era di disegnare la grandezza percepita. Si accorse che i bambini più poveri disegnavano monete più grandi del reale, cioè attribuivano un valore maggiore (percezione) rispetto alla realtà visiva (sensazione), a differenza dei ricchi che invece le percepivano delle medesime dimensioni.

Davanti allo stesso stimolo sensoriale la percezione era differente, condizionata in modo inconsapevole da emozioni, valori e significati attribuiti a una moneta.

CREATIVITÀ INTENZIONALE

La creatività secondo Edward De Bono, invece, possiamo attivarla e adoperarla in modo intenzionale e consapevole: se ho bisogno di trasformare un’esperienza negativa in positiva o da nuova in utile, posso farlo.

Come? Riflettendo, pensando, prendendoci una pausa creativa per creare connessioni di senso e significato tra le esperienze: questo ci aiuta a trasformare il presente in un’occasione di crescita, sviluppo e benessere. Trasforma le paure e le insicurezze in coraggio, entusiasmo e fiducia in sé. Ho già parlato della semplice tecnica per il cambiamento, chiamata pausa creativa.

“Senza la creatività non siamo in grado di utilizzare e trasformare informazioni ed esperienze, racchiuse in vecchi e rigidi modelli di pensiero”  E. De Bono.

La creatività si serve dei cinque sensi e del pensiero per creare connessioni: ascolto e osservazione sono di vitale importanza affinché il pensiero completi l’operazione e trasformi l’esperienza, preparandoci ad affrontarla diversamente.

Ogni lunedì ci incontriamo a Padova alle 19.30 per stimolare la creatività in attività di gruppo, allenando queste competenze: per la crescita personale e lo sviluppo professionale. Scrivimi per info oppure visita qui  GIARDINO CREATIVO per la crescita personale. Corso per stimolare creatività e avere idee.

Buona creatività.


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