“Quando sono fuori casa, ho paura di star male in mezzo alla gente, ho paura che mi venga un attacco di panico.”
“Se iniziassi a sentirmi male e perdessi il controllo?”
“Ho paura di svenire, impazzire o addirittura morire davanti agli altri.”
A un concerto, al ristorante, in un centro commerciale, durante una riunione, sui mezzi pubblici o semplicemente camminando in una strada affollata può comparire improvvisamente una sensazione di pericolo.
Il cuore accelera, il respiro cambia, arrivano formicolii, offuscamento, sensazione di sbandamento o derealizzazione, come se ciò che ci circonda fosse improvvisamente distante o irreale.
A quel punto nasce una domanda: “E se stessi per perdere il controllo?”
Il problema, spesso, non è tanto avere paura delle persone quanto avere paura di stare male in mezzo alle persone.
Giorgio Nardone, ne Il libro delle fobie. E la loro cura, descrive questa dinamica nell’ambito della “paura della paura”: le fobie generalizzate. È un libro che consiglio a chi desidera addentrarsi maggiormente nel mondo delle fobie, in cui fa una netta distinzione. Vediamola.
Paura di stare male, fobia sociale o paura degli altri?
È importante distinguere problemi apparentemente simili.
Nella fobia sociale, ciò che spaventa prevalentemente è il giudizio: essere osservati, criticati, rifiutati, fare una brutta figura o non piacere agli altri. Nei disturbi caratterizzati da convinzioni persecutorie, invece, il problema può essere rappresentato dalla convinzione che qualcuno ce l’abbia con noi, voglia danneggiarci o costituisca una minaccia.
Sebbene abbiano la stessa matrice emotiva ovvero la paura, lo stimolo e le conseguenti reazioni che amplificano la paura sono diverse.
Nella paura di cui stiamo parlando qui, gli altri non sono il pericolo principale che attiva la paura.
Il pericolo viene percepito dentro di sé.
Non c’è nemico peggiore che quello dentro di noi (Cicerone)
Ciascun paziente che richiede un colloquio di psicoterapia a Padova o online, porta in studio il proprio nemico: c’è chi ha paura che il cuore acceleri troppo e scoppi, c’è a chi manca l’aria, chi ha formicolii, chi una sensazione di irrealtà, confusione o derealizzazione.
Spesso il tratto comune a tutti è la paura che che tutto questo possa trasformarsi in un attacco di panico, nella perdita del controllo, nella paura di impazzire o morire. Naturalmente, sintomi fisici nuovi, intensi o insoliti devono essere valutati dal medico. Qui parliamo soprattutto di quelle situazioni in cui gli accertamenti hanno escluso cause organiche e la paura continua comunque a ripresentarsi.
Molti mi chiedono: Dottore perché ho paura di star male in mezzo alla gente?
Come si costruisce la paura della paura.
Una fobia può iniziare anche da un singolo episodio vissuto come molto spaventoso:
- ho avuto tachicardia mentre ero al supermercato
- mi sono sentito mancare durante una cena.
- per qualche secondo mi è sembrato che tutto fosse irreale.
Da quel momento posso iniziare a chiedermi: “E se succedesse ancora?”
E proprio per impedire che accada, comincio a mettere in atto alcune strategie.
In Terapia Breve Strategica le chiamiamo tentate soluzioni: comportamenti che hanno lo scopo di proteggerci dalla paura ma che, quando vengono ripetuti rigidamente, possono finire per alimentarla. Come abbiamo visto in altri articoli sulle paure, le più frequenti tentate soluzioni che alimentano la paura invece che estinguerla, sono evitare, chiedere aiuto e controllare.
1. Evitare le situazioni temute
Chi evita smette progressivamente di andare nei luoghi nei quali teme di sentirsi male: ristoranti, supermercati, concerti, mezzi pubblici, autostrade, luoghi affollati.
Ogni evitamento tranquillizza nell’immediato, ma può confermare un messaggio pericoloso: “Se fossi andato, non sarei stato capace di gestirlo.”
2. Chiedere aiuto e rassicurazioni
Lo stesso può accadere con la richiesta di aiuto. Si esce soltanto con il partner, si telefona a qualcuno quando aumenta l’ansia oppure si cerca continuamente una persona che possa intervenire in caso di bisogno.
L’aiuto rassicura, ma quando diventa indispensabile può aumentare la percezione di non essere in grado di affrontare autonomamente la situazione.
3. Ascoltare e controllare continuamente il corpo
La tentata soluzione predominante in questa paura di star male in mezzo alla gente, spesso è il controllo: quando è con gli altri, la persona non ascolta più gli altri e spesso perde persino il filo del discorso, ma ascolta solo se stessa e cerca di controllarsi. Si chiede:
“Come sto respirando?“
“Mi sento in affanno”
“Il cuore sta battendo più velocemente?”
“Sto iniziando ad avere formicolii?”
“Mi gira la testa?”
“Mi sento davvero presente?”
Le domande che nascono dall’ascolto, innescano già ansia. A queste si aggiungo reali sensazioni fisiche che si attivano (il cuore batte davvero più velocemente) e, infine, si sommano i tentativi i controllare e ridurre i sintomi. I pazienti mi dicono:
“Respiro profondamente”
“Tocco il petto”
“Tocco le gambe”
“Cerco di non pensarci”
Uno dei più importanti studiosi dei meccanismi psicofisiologici, dimostra attraverso i suoi numerosi studi, dimostra come la mente moderna ovvero la coscienza abbia ben poco potere sulle reazioni della mente antica ovvero le emozioni primarie (Le Doux 2002, Nardone, 2016).
È proprio il tentativo di controllare le proprie reazioni psicofisiologiche a innescare le scale Action del panico, in un meccanismo che viene descritto come il controllo che fa perdere il controllo, Nardone nel 1993: il tentativo di reprimere il battito cardiaco, la respirazione affannosa, il senso di agitazione crea un effetto paradossale che sia acerba l’attivazione di tutti questi segnali fino al devastante attacco di panico.
(Naronde 1993, 2023)
L’ascolto di sé diventa una lente d’ingrandimento e il controllo dei sintomi volto a ridurli, li ingigantisce.
Come interviene la Terapia Breve Strategica
La Terapia Breve Strategica non si limita a dire alla persona “non devi avere paura” o “devi pensare positivo” o “riconosci il pensiero e tienilo fuori di te”. La razionalità perde sempre sull’emotività.
Si cerca invece di comprendere come funziona concretamente quella paura nella vita della persona.
Cosa evita? Cosa controlla? A chi chiede aiuto? Cosa fa appena percepisce il primo segnale di ansia?
Le prime sedute si basano su alcune di queste semplici domande attraverso cui insieme – paziente e terapeuta – iniziano a conoscere il proprio nemico.
“Se conoscerai te stesso e il nemico, vincerai mille battaglie” citava Sun Tsu migliaia di annia fa
Il lavoro terapeutico interviene proprio su questi meccanismi attraverso il dialogo strategico, prescrizioni, esercizi e tecniche costruite sulla specifica situazione. Nei casi come la paura di star male in mezzo alla gente,
La tecnica elettiva è rappresentata da un controparadosso che cortocircuita il paradosso psicofisiologico che conduce al panico (Nardone, 1988, 1990, 1993, 2003, 2016, Wilson, 1986)
L’obiettivo è modificare progressivamente la percezione di pericolo, interrompere le tentate soluzioni che alimentano la fobia e permettere alla persona di tornare ad affrontare situazioni che aveva iniziato a vivere come minacciose.
Non dobbiamo eliminare la paura: dobbiamo evitare che sia la paura a decidere dove.
Bibliografia
Nardone, G. (2023). Il libro delle fobie. E la loro cura. Ponte alle Grazie.
Nardone, G. (2013). Psicotrappole. Ponte alle Grazie.
Nardone, G., Watzlawick, P. L’arte del cambiamento. Ponte alle Grazie.